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venerdì, ottobre 31, 2003
Universo Google
Sono sorpresissimo. Ho "installato" su questo sito un coso (?) che mi consente di vedere come fa la gente ad arrivare qui, su doppiafila. La sorpresa è stata vedere quali chiavi di ricerca hanno portato qui la gente da Google:
berlusconi apicella Meglio 'na canzone mp3 (la ricerca è chiara, ma perchè ha scelto di seguire il link a doppiafila????)
giorgia sabot (questo è un maniaco dell'anoressia calzata)
sigla speciale tg1 e speciale tg1 sigla (avreste mai sospettato che ben due persone potessero cercare quell'immondizia su Google????)
urban la città come non l'avete mai vista (e mi finisci qui??? sono commosso...)
e dulcis in fundo
vendita on-line occhiali matrix (VENDITA ON-LINE OCCHIALI MATRIX!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
e
guardoni taxi (porco!)
Mah... :-)
Ve lo consiglio a tutte/i, è troppo sfizioso...
postato da doppiafila, 00:02 | link | commenti (7)
giovedì, ottobre 30, 2003
impressioni da un viaggio in Florida
Costi fissi.
Sempre a proposito degli Universal Studios: quella sera ho avuto una illuminazione. Ho capito perchè si fanno i sequel; o meglio: ho capito che certi film già nascono come ciclo. Dall'Italia, l'industria del cinema appare più piccola di quello che è. Un film non è solo proiezioni ma anche videogiochi, merchandising, serie TV, co-marketing, riviste, giocattoli e - appunto - parchi a tema. Una delle attrazioni Universal Orland è Terminator. Ora: se Schwarzenegger non avesse fatto il terzo, vi immaginate il problema? Visti gli anni (tanti) passati dal secondo episodio, tanti turisti adolescenti non avrebbero neanche saputo cos'era, quello strano androide!
postato da doppiafila, 14:48 | link | commenti
mercoledì, ottobre 29, 2003
impressioni da un viaggio in Florida
Universal.
La notte del mercoledì sono stato agli Universal Studios. Per milioni di Americani (e alcune migliaia di Italiani all'anno), "turismo" significa venire in Florida, prendere una camera in un hotel a fianco dell'autostrada, comprare un 5-day pass e girarsi i parchi a tema. In alta stagione sono aperti pure di notte, ma ora no, sono già chiusi. Il costo fisso è lì, però, e tenerlo fermo spiace, così che si è pensato di aprire alcune sezioni per feste aziendali. E' così che ci siamo trovati in uno spicchio compreso tra la ricostruzione di Amity (la cittadina dello squalo) e il bar spaziale dei Men in Black. Era talmente forte l'impressione che neppure i tanti clown, trampolieri e musicisti potevano farci nulla: un luna park vuoto è un luna park vuoto, e di notte è pure peggio.
postato da doppiafila, 14:58 | link | commenti (3)
martedì, ottobre 28, 2003
impressioni da un viaggio in Florida IV
Silenzio assenso.
La conferenza alla quale ho assistito metteva assieme un centinaio di colleghi, tra i quali solo in 5 o 6 europei. L'"icebreaker di rito" era "where are you from?", e la mia risposta sempre "Rome, Italy". Tipicamente questo è l'esatto istante in cui gli occhi si sgranano e scattano i luoghi comuni: li ho sentiti tutti. Tutti meno uno. In testa "wonderful city", seguito da "good you came this far", buon terzo "Ah, Rome, I've been there" (quasi tutte lune di miele di due settimane, con Florence and Venice); appena sotto il podio "my father came from Italy", a parimerito con "great food". Una sola parola non s'è mai pronunciata, e solo ora mi rendo conto della straordinarietà della mancanza: "Berlusconi". Per nessuno dei miei colleghi, l'Italia si associava al Presidente del Consiglio che noi Italiani abbiamo votato in massa. Se ci penso, non più di due settimane fa ero in Scandinavia per un training, e non ho parlato d'altro.
Ho un ipotesi: gli Americani non ne parlano perchè non ci vedono niente di strano.
postato da doppiafila, 20:25 | link | commenti (5)
lunedì, ottobre 27, 2003
impressioni da un viaggio in Florida III
Latinos.
Ne ho visti tanti, e tutti erano al mio servizio. In hotel, nei ristoranti, in taxi, agli Universal Studios, in aeroporto. Vecchi e giovani, uomini e donne, allegri e tristi, sembrano la maggioranza ma sono solo più a contatto con te, più vicini perchè ineludibile interfaccia in ogni azione economica. Dove sono gli Americani? Nelle loro case di legno, lontano dai turisti, o nei posti di responsabilità: diversamente cortesi, seri conducenti di un autobus chiassono. Negli USA, lo spagnolo lo parla il 20% della popolazione (la maggior parte Latinos, credo): Messicani assorbiti per osmosi, Cubani in fuga, Venezuelani a caccia di fortuna, Portoricani americanizzati, Colombiani più o meno ricchi, Venezuelani. Difficile immaginare qualcosa di simile in Italia, in parte per la mancanza di una lingua comune tra gli immigrati.
postato da doppiafila, 19:33 | link | commenti (1)
impressioni da un viaggio in Florida II
Suburra.
Da quest'altezza, i "suburbs" della Florida sembrano parcheggi. Le case sono allineate e tanto serrate da sembrare auto, qui a spina di pesce, lì a pettine, più in là disposte lungo una curva sinuosa. In mezzo, i boschi e i campi da golf, ed in mezzo a questi le dimore più lussuose. A ridosso del mare vedo le uniche macchie che possono essere città, posti con un centro identificabile; ma probabilmente mi sbaglio, e sono solo "hotel district".
postato da doppiafila, 15:53 | link | commenti (2)
venerdì, ottobre 24, 2003
impressioni da un viaggio in Florida
Marche.
O meglio: "brands", per chiarire che non si parla nè di Ancona nè d'Urbino, ma di Starbucks, Coke, Tommy e Delta. La "brandizzazione" della nostra esistenza continua, e qui è già molto avanti. Con tutti gli investimenti in persuasione che la compongono, la marca rassicura e tranquilliza. Un tempo esisteva l'effetto IBM: i responsabili dell'informatica, per non sbagliare, compravano IBM. Oggi, una colazione fatta di Oreo, Pepsi e Starbucks veicola talmente tanti messaggi da risultare buona per definizione. In Italia siamo ai primi vagiti - penso alla marchiatura del cornetto (Il Cerbiatto) o del prosciutto crudo (ci stanno provando in tanti, da Parmacotto a Granbiscotto) - ma ho la sensazione che la strada sia segnata. C'è un legame forte col cibo, in effetti. E' l'area in cui il fenomeno mi ha colpito di più. Partecipavo ad una conferenza, ed a disposizione avevamo del caffè ad ogni break. Mi hanno molto sorpreso i miei colleghi, che si precipitavano a far la fila al coffe shop per avere un Frappuccino o un Latte di marca, nel caratteristico bicchiere, per la modica cifra di 5 Dollari (non rimborsati dall'azienda).
postato da doppiafila, 14:01 | link | commenti (3)
lunedì, ottobre 20, 2003
Non andate a vedere...
... la leggenda degli uomini straordinari o come c*§*zo si chiama. Per favore, evitate di andarci e dissuadete chiunque dal farlo; oppure - meglio ancora - andate e fatevene un'idea, chè ogni tanto usiamo dire che al peggio non c'è mai fine ma è bene rinfrescarci cosa significa, ogni tanto. Sono indignato e ancor più sconfortato, ma cercherò di trovare le parole. I primi cinque minuti del film promettono bene: ai primi del novecento, le potenze europee sono sull'orlo della guerra: il "pericoloso criminale" di turno ricatta i migliori scienziati del pianeta e li costringe a creare armi micidiali (mitragliatrici, carri armati e simili), con le quali attacca l'Inghilterra e la Germania, fingendosi ora l'esercito dell'una ora dell'altra. Fin qui, i titoli di testa. Il resto? Un precipizio verso il ridicolo.
La trama (banale e prevedibile quanto Artificial Intelligence di Spielberg) l'ha scritta un liceale annoiato, gli effetti speciali sono fondi di magazzino, allo scenografo hanno tagliato i fondi e un buon direttore della fotografia costava troppo. Ne risulta una noia - questa sì - straordinaria, ed il sonno vince sui decibel del Dolby Surround. Sean Connery rifà l'ennesima variante di James Bond, stavolta spruzzato di Indiana Jones, e fa da domatore ad un'accozzaglia di mezzi personaggi, da Zora la Vampira, a Dr Jeckill e Mr Hulk, passando per l'uomo invisibile (e incipriato) ed un Dorian Gray che - indovinate un po? - muore quando gli mostrano il ritratto. E come tacere dell'agente Sawyer (Tom?), americano, mandato a dare una mano ai cugini europei? Impossibile, anche perchè è protagonista della peggiore scena del film: Connery, ferito a morte, gli dice (testuali fottutissime parole):"che possa il secolo che sta per nascere essere il tuo come quello passato è stato il mio", nel più leccaculistico passaggio di consegne mai visto sul grande schermo.
Vaffanculo Connery, torna a fare il presidente della Scozia o del Galles o di quello che sei e non cercare di fregarci i soldi a noi, bastardo, che guarda che abbiamo visto che questa schifezza l'hai prodotta tu!!!! Ci hai messo i soldi tuoi per spillarci i nostri!! Vergognati.
Con me, hai chiuso.
postato da doppiafila, 09:03 | link | commenti (14)
giovedì, ottobre 09, 2003
California voting
La prima reazione è di sconcerto: l'attore ed il politico sembrano due ruoli anititetici, il faceto e il serio, e che qualcuno passi dall'uno all'altro pare un'eresia. Basti pensare - per assurdo - ad un leader di partito che decide di cambiare vita e dedicarsi alle telenovelas (e non come sceneggiatore, che lì potrebbe anche andargli bene...). Va aggiunto che Schwarzenegger non è Redford, nè Jane Fonda, nè la Streisand: non si è mai presentato come un intellettuale, ha iniziato anzi come Mr. Universo, e un (pre?)giudizio comune è che la politica sia "roba da cervelloni". Che poi sia stato eletto in California, patria di Holliwood, completa il quadro e ci propone una situazione del tutto emblematica (anche trascurando l'accoppiata Bush-picchia-tutti e Terminator-Governatore, entrambi repubblicani e con un'immagine tristemente simile - con la differenza che l'uno se l'è costruita al cinema, l'altro nella vita reale).
Se queste sono le premesse, qualcosa va aggiunto.
Noi siamo completamente ignoranti delle vicende interne agli Stati Uniti. I Governatori dei loro Stati (che spesso hanno decine di milioni di abitanti ed un PIL superiore a quello italiano) sono per noi dei perfetti sconosciuti, a meno che non siano fratelli di qualcuno o candidati alla Presidenza (o entrambe le cose).
Nel caso di Schwarzenegger, poi, la sua fama cinematografica offusca il resto della sua attività di cittadino: sapevamo che era stato scelto da Bush Padre per un ruolo politico (se pur nell'ambito dello sport)? Probabilmente no. E ogni tanto ci ricordiamo che lui NON è un attore ma un imprenditore (e come tale molto più legittimato a diventare un politico)? In altre parole, più paragonabile a Caterina Caselli che a Massimo Boldi - anche se per carità speriamo nessuno dei due voglia fare il politico....
E poi - che diamine! - se il politico devev rappresentare la società, per quale motivo non dovrebbe potrer provenire da qualsiasi segmento della società? Se i californiani avessero votato uno spazzino, avremmo tutti applaudito la loro democraticità, l'apertura della loro società, le meraviglie della democrazia. Siccome hanno votato un attore, storciamo il naso e gli diamo degli ingenui, schiavi dell'immagine.
Siamo tanto presi dal tradizionale "attacco all'America" da dimenticare almeno due elementi: primo, il fatto che Schwarzenegger sia austriaco, ovvero straniero. Non è poco. Secondo, che ha un illustre precedente nella persona di Ronald Reagan, prima attore, poi governatore della California, infine Presidente degli Stati Uniti d'America ed ispiratore (guarda un po') del mondo moderno così come lo vediamo oggi (globalizzazione e tutto il resto).
Dopo "give peace a chance", direi che è la volta di Arnold.
postato da doppiafila, 09:35 | link | commenti (9)
martedì, ottobre 07, 2003
Un TG colombiano, un giorno qualsiasi
20 Dicembre 2002.
Alle 7 AM sono sveglio (sono ancora le 13, per il mio corpo jetlaggato...), e accendo la TV per vedere le notizie. Il Canale e' Caracol TV, il TG e' dinamico, all'americana, con i mezzibusti in primissimo piano, appena spostati sulla sinistra dello schermo, e delle iconcine relative alla notizia nell'angolo in alto a destra.
Le notizie sono tante, e in mezz'ora compongono un quadro della realta`del paese che e`quasi un affresco, da far invidia a Garcia Marquez.
-- un senatore coraggioso rientra in aula dopo settimane di assenza, I colleghi fanno la fila per salutarlo e dargli il bentornato. Non gli stringono la mano, pero': il redivivo ha tutte e due le braccia ingessate, fino alle spalle. E' scampato ad un attentato, un'auto bomba.
-- scorrono le immagini di un paesino sperduto di qualche regione sperduta. Li' hanno ammazzato 5 consiglieri comunali. Chi? non si sa. Perche'? non un cenno. Dopo 15 secondi scarsi, via con un'altra notizia.
-- La Polizia ' sotto inchiesta. La ministra della Difesa (qui la Polizia e' militare) e' indignata. Si parla di 100, 150 militari sotto inchiesta. Hanno fatto sparire 500 Kg di Cocaina, sequestrata poco prima a dei delinquenti ufficiali. Il Capo della Polizia del Departamento promette di arrivare alla verita'. Lui se ne intende di queste faccende: ha fatto sparire nelle sue medesime tasche due milioni di dollari del Plan Colombia.
-- Muore un bimbo di 14 anni. SI trova, per caso, vicino alla sorella ed al di lei fidanzato quando un ex infuriato si vendica del tradimento. Lanciando una bella bomba a mano.
-- L'Ambasciata del Regno Unito in Colombia e' chiusa, per motivi di sicurezza. Ottimo. La Gran Bretagna segue l'esempio degli USA, che hanno chiuso il consolato qualche giorno fa.
-- Uno dei "Frentes" dei paramilitari annuncia una tregua natalizia. Le Autodefensas Unidas de Colombia fanno questo regalo alla nazione: che simpatiche. L'inviato parla da una radura, alle sue spalle la selav e una decina di paramilitari armati di tutto punto, e coi passamontagna. La colonna Natalizia conta 2,500 uomini...
-- Basta contanti in carcere, d'ora in poi si paghera' con delle speciali carte di debito. A margine, si annuncia la costruzione di due nuove carceri, per 1,300 reclusi ciascuna.
Dopo questa amena carrellata, un nuovo presentatore annuncia le principali notizie sportive. La prima viene dalle nostra parti: l'Inter eliminata dalla Coppa Italia.
(e probabilmente allo stadio qualcuno s'è pure menato)
postato da doppiafila, 12:02 | link | commenti (3)
lunedì, ottobre 06, 2003
Divisione dei compiti
Noi vi mettiamo a posto l'Iraq, ma almeno alla Siria pensateci voi, OK?
All right! Good boys...
(da un'intercettazione telefonica di un annetto fa)
postato da doppiafila, 11:27 | link | commenti (5)
giovedì, ottobre 02, 2003
8888
l'ottomilaottocentottantotto è molto più rotondo e flessuoso del settemilasettecentosettantasette, con tante o che annegano la durezza delle t, amplificata invece dalle s del fratello minore...
Qualcuna/o di voi sarà l'ottomiaottocentottantesimo/a visitatore in doppiafila: non c'è parcheggio che tenga!
Ancora una volta, un numero irripetibile. Per favore, lascia un segno del tuo passaggio.
postato da doppiafila, 20:09 | link | commenti (9)
mercoledì, ottobre 01, 2003
"Il Vizio Oscuro dell'Occidente", di Massimo Fini
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E' una recensione, non un giallo. Posso quindi svelarvi subito l'assassino: il "vizio oscuro dell'Occidente", secondo Fini, è la convinzione di vivere nel "migliore dei mondi possibili", di aver definito il modello economico, sociale e religioso che meglio s'adatta alla natura umana. Da questo errore di fondo ne discendono altri, e poi altri ancora, fino a giustificare la guerra all'Iraq perchè, pur nella sua ingiustizia, porterà alla "liberazione" di quel popolo dall'arretratezza, e consentirà loro di raggiungerci nel nostro meraviglioso moderno.
Si legge in un'ora, questo "Vizio Oscuro", ed ha il tono di una chiacchierata con un amico informato ed appassionato. Si legge in appena un'ora, ma di spunti per la riflessione ne dà tanti. Il nostro modello (quello che riteniamo di dover esportare) si basa sul consumo fine a se stesso, slegato dal bisogno e sempre più generato solo dal desiderio, dall'impulso, dalla noia. Consumiamo e basta, senza neppure interrogarci sull'utilità del nostro gesto, su quanto effetivamente ci farà stare meglio. Tra il tempo che ci vuole a guadagnar soldi e quello che impieghiamo a spenderli, ne resta ben poco per dettagli quali la procreazione, l'amore, l'amicizia, la solidarietà.
Nella nostra foga di sviluppo travolgiamo interi continenti, sconvolgendo dinamiche demografiche e sociali che garantivano l'equilibrio da migliaia di anni. In Africa, prima della colonizzazione, non si soffriva la fame: il 100% del fabbisogno alimentare era soddisfatto dai prodotti locali. Ora la produzione è in mano ai grandi latifondisti, che preferiscono vendere sul "mercato internazionale" piuttosto che all'interno. E' la logica del denaro, che mette la valuta forte, prima dell'uomo. Il risultato è che i due terzi della produzione mondiale di cereali sono destinati all'alimentazione DEGLI ANIMALI dei paesi ricchi - e ,ora sì, si muore di fame.
Invece di provare vergogna, ci vantiamo di averli aiutati a muovere i "primi passi" sula strada del progresso. Invece di pensare a ritirarci, ci convinciamo che la soluzione sarebbe prenderci carico in modo ancor più diretto delle loro decisioni, suggerendo che il modello (perfetto) non funziona perchè loro non lo sanno applicare, o sono corrotti, o non sono adatti. Ma ciò che è peggio è che se invece riuscissero a replicare la nostra accelerazione, si troverebbero in un vicolo cieco: il pianeta non può sostenere un "Nord" di sei miliardi di persone. Il viaggio sarà lungo e - a proposito - la stazione d'arrivo non esiste...
Lasciamoli al loro destino, dice Fini (e se leggendo questa frase avete pensato ad un destino negativo, siete vittime anche voi del nostro "vizio ").
Nel dilagare di questo pensiero unico, si respira l'aria delle crociate: noi, portatori della verità, loro, "infedeli". Fini cita Bush: "C'è un solo modello possibile: la libertà, la democrazia e l'impresa, valori che devono essere protetti ovunque" (e di frasi del genere è pieno il recente Stato dell'Unione, da "In Afghanistan, we helped liberate an oppressed people. And we will continue helping them secure their country, rebuild their society, and educate all their children--boys and girls" a "Once again, we are called to defend the safety of our people, and the hopes of all mankind. And we accept this responsibility" fino a "And we go forward with confidence, because this call of history has come to the right country" e la chicca di "The liberty we prize is not America's gift to the world, it is God's gift to humanity").
Facciamo veramente il bene di questi popoli? O - parafrasando il Mefistofele di Goethe - ci crediamo il Bene ed operiamo eternamente il Male?
L'attacco all'Iraq è il prodotto della nostra civiltà, e del suo "vizio oscuro": chi è favorevole, in fondo crede di fare un favore agli Iracheni. Chi è contrario farebbe bene a guardare oltre il dito e vedere la luna - nera - del nostro modello, lacerante e autodistruttivo.
postato da doppiafila, 13:25 | link | commenti (4)
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